lasse XXIV e XXV contengono una scena molto simbolica, il re Carlo consegna a Gano le sue insegne per la missione e Gano confessa a Carlo l'odio che prova nei confronti di Roland, lassa XXIV: li duze, Gano sifda a duello i presenti dove dichiara di aver fatto vendetta, non tradimento, lassa XXV: Li empereres li tent sun guant, le destre; Quant le dut prendre, si li caït a tere, la caduta del guanto è fortemente simbolica che Carlo affida a Gano, è un cattivo presagio, lassa XXV: «Seignurs, dist Guenes, vos en orrez noveles!», suona lessicalmente come una minaccia, orrez, percezione sensoriale, vivant, participio sostantivato di vita, veiant, participio sostantivato di vista, volsist = non avrebbe voluto, perfetto con valore di condizionale passato, lassa XX: il ritratto di Gano, uno dei momenti chiave di tutto il racconto, lassa XX: la descrizione di Gano, fisicamente prestante, di bell'aspetto, lusinghiero, dal portamento nobile, Gano diventa traditore, una lettura distorta del comportamento di Roland alimentata dal rancore presente, Gano affinità, il testo evangelico di Giuda, vv 462-467: Afublez est d’un mantel sabelin ki fut cuvert d’un palie alexandrin: getet le a tere, si∙l recet Blancandrin, emblematico il gesto connesso al personaggio, vv 462-467: getet le a tere, si∙l recet Blancandrin, Gano si leva in piedi gettando a terra il suo mantello di Martora simbolo di potere restando vestito con solo la tunica di seta, il gesto di gettare il mantello di Martora, diventa una sorta di presente durativo, il presente durativo secondo Segre, presenza di movimenti narrativi fissati sulla tela di un quadro condensando nei gesti della mano e dello sguardo una narrazione articolata, il tradimento di Gano, dovuto al timore di perdere il proprio status sociale, i propri beni e le proprie terre, vv 296-298: Tu n’ies mes hom, ne jo ne sui tis sire, le motivazioni dell'ira di Gano nei confronti di Roland e del suo tradimento sono di carattere feudale, Roland rispetto a Gano, uno status inferiore, la proposta di Roland di andare al posto di Gano nell'ambasceria dal re Marsilio, vista da Gano come disonorevole e offensiva, vv 296-298: Carles comandet que face sun servise, Gano inserisce nel suo discorso un richiamo all'autorità suprema di Carlo, vv 1810-1830: De ma maisnee ad faite traïsun, la nobiltà del corpo di Gano subisce una degradazione quando conclama il suo tradimento, vv 1810-1830: Gano, subisce l'azione anziché compierla, vv 1810-1830: Ben le me guarde, si cume tel felon!, si osservano toni grotteschi, con il disonore, anche lessicale riservato a Gano, vv 1810-1830: Icil li peilent la barbe e les gernuns, Cascun le fiert .IIII. colps de sun puign, Ben le batirent a fuz e a bastuns E si li metent el col un caeignun, Si l’encaeinent altresi cum un urs, la decalvazione: la privazione della forza del condannato, vv 1810-1830: Sur un sumer l’unt mis a deshonor, la disumanizzazione: l'umiliazione per un nobile di salire su un somaro

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