la saga o leggenda di Tristano e Isotta nella letteratura vede deei tratti salienti nell'articolazione del suo sviluppo narrativo, Tristano, affidato allo zio re Marco, uccide in duello il gigante Morholt, ma è ferito dalla sua spada avvelenata. Giunto in Iralanda sotto il nome di Tantris, la regina lo guarisce in cambio di lezioni di musica alla figlia Isotta. Inviato da Marco a condurre Isotta in Cornovaglia, Tristano e la giovane bevono per errore un filtro d'amore. Così, scoppia un'irresistibile passione: Isotta sposa Marco, ma continua a incontrare clandestinamente Tristano a corte. I due, sorpresi a casa dallo stratagemma della farina, fuggono dalla condanna al rogo e si nascondono nella foresta di Morois. Svanito l'effetto del filtro, Isotta torna a corte superando un'ordalia con un giuramento ambiguo, mentre Tristano va in esilio. In Bretagne, Tristano sposa Isotta dalle Mani Bianche, ma per il suo rimorso non consuma il matrimonio. Ferito di nuovo da una lancia avvelenata, Tristano manda Kaherdin a chiamare Isotta per farsi salvare. La nave di Isotta giunge con una vela bianca, ma la moglie gelosa dice a Tristano che la vela è nera. Sconvolto dalla notizia, Tristano muore di dolore e Isotta, vedendolo morto si accascia e muore di crepacuore, la leggenda di Tristano e Isotta, risale a una matrice popolare celtica mescolando racconti di liberazione di un popolo ad opera di un eroe a racconti di aithed, il rapimento della moglie di un capo per ragioni dinastiche, vi è una base storica, re Marco di Cornovaglia è realmente esistito come anche il principe dei pitti, Cigni, la leggenda è stata oggetto di un lungo dibattito con differenti ipotesi: matrice celtica, materiali di provenienza orientale, episodi di derivazione folclorica, carattere e spirito della leggenda francesi, origine avvenuta per opera di giullari bretoni e anglonormanni, molti particolari sono frutto di una contaminazione tra culture limitrofe, la saga è concepita in un ambiente anglonormanno e cristiano, Bédier, alcuni stadi di evoluzione della leggenda: 1° stadio pitto-scozzese, 2° stadio gallese-cornovese,, le 2 sequenze comprendenti il nucleo del racconto sono celtiche, si aggiunge poi una formulazione armoricana bretone della leggenda, il racconto si contamina ulteriormente con molti elementi di derivazione folclorica, la leggenda, si è rinforzata e ampliata viaggiando, la leggenda nel suo sviluppo narrativo, un carattere bipartito: la 1a parte vede solo Tristano, la 2a parte vede il rapporto di Tristano con Isotta, si assegna una grande importanza, i narratori gallesi nella strutturazione della leggenda, Pizzorusso, il materiale narrativo tristaniano è caratterizzato da 2 caratteristiche fondamentali: ripetibilità, ampio ventaglio di redazioni scritte, notorietà presunta dove gli attori si muovono in una logica che rivendica la fedeltà a una versione veridica, Varvaro, vi è un materiale narrativo flessibile con ricombinazioni sempre diverse mantenendo un'omogeneità di fondo, la plasticità che permette il mantenimento di un pattern narrativo e versioni diverse della storia, da questa materia prendono forma le 2 versioni diverse della leggenda: la versione comune, il filtro dura 3 anni e poi gli amanti chiedono a un eremita di aiutarli a rientrare a corte, da questa materia prendono forma le 2 versioni diverse della leggenda: la versione cortese, il filtro d'amore ha una durata eterna e diventa una metafora della condizione degli amanti, un amore invincibile, la versione comune, raccontata da Béroul ha una certa monoliticità dei personaggi e intrattiene debiti strutturali con le narrazioni di tipo epico, la versione cortese, raccontata da Thomas introduce i temi della cortesia mutuati dalla coeva lirica occitanica

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